Un capocantiere entra in un appartamento al terzo piano, trova una crepa sull'intonaco appena finito, apre il tablet, tocca il punto esatto sulla planimetria, scatta la foto, detta un memo vocale di dieci secondi e assegna la segnalazione all'impresa che ha fatto quel lavoro. Tempo totale: quaranta secondi. Prima la stessa cosa richiedeva un appunto a matita, una foto sul telefono personale, una mail la sera e una telefonata il giorno dopo per spiegare di quale crepa si stesse parlando.
Questo è PlanRadar. Tutto il resto sono dettagli, e i dettagli qui sotto contano parecchio, perché la differenza fra chi si trova bene e chi disdice dopo tre mesi sta quasi sempre nella lettura del listino.
Cosa fa, in concreto
PlanRadar è un software di documentazione digitale di cantiere e gestione dei difetti. Carichi le planimetrie in PDF o il modello BIM, e da lì ogni cosa che succede in cantiere diventa un oggetto agganciato a una posizione precisa: una nota, una foto, un memo vocale, una segnalazione con assegnatario e scadenza, una verifica di qualità.
Da quel materiale il software genera rapporti in PDF con marca temporale, pronti da firmare e da allegare a un verbale. Sono il vero prodotto finito: non stai raccogliendo dati per il gusto di raccoglierli, stai costruendo un documento che regge davanti a un committente scettico o a un legale sei mesi dopo.
L'app funziona offline. Scarichi il progetto la mattina, lavori tutto il giorno nell'interrato senza campo, e la sera quando risali si sincronizza da sola. Detto così sembra ovvio, e invece è la funzione che fa fallire l'adozione di metà dei software di cantiere: se l'app gira a vuoto davanti a un operaio, quell'operaio non la riapre più.
C'è poi PlanRadar Connect, che collega la piattaforma a oltre duecento applicazioni esterne. Serve se hai già un gestionale e vuoi che i dati non restino in un'isola.
L'uso quotidiano su tablet
L'interfaccia è la ragione principale del suo successo, e lo dico avendo visto software tecnicamente più completi fallire per il motivo opposto. Un muratore di cinquantacinque anni che non ha mai usato niente di più complicato di WhatsApp riesce a fare una segnalazione da solo dopo dieci minuti di spiegazione. Non è poco.
Il flusso è sempre lo stesso: apri il progetto, apri la tavola, tocca dove c'è il problema, compila un modulo breve, salva. I moduli sono personalizzabili, quindi puoi decidere tu quali campi appaiono e quali no: se il tuo controllo qualità ha bisogno di sei voci, ne metti sei, e nessuno perde tempo con i campi che non servono.
La ricerca funziona bene. Filtri per stato, per assegnatario, per data, per piano, e ti esce la lista delle cose ancora aperte. Il venerdì pomeriggio, quando devi capire cosa resta da chiudere prima della consegna, quella lista vale il canone.
Quanto costa davvero
Qui bisogna leggere con attenzione, perché il listino di PlanRadar è chiaro ma ha due punti che sorprendono chi guarda solo il prezzo di partenza. Questi sono i piani pubblicati sulla pagina prezzi ufficiale al momento in cui scriviamo, agosto 2026.
| Piano | Prezzo | Utenti | Planimetrie digitali | Modelli BIM |
|---|---|---|---|---|
| Basic | 26 €/mese | 1 | 10 | no |
| Starter | 89 €/mese | fino a 10 | 30 per utente | no |
| Pro | 129 €/mese | fino a 10 | 100 per utente | 1 per utente |
| Enterprise | a preventivo | su misura | illimitate | illimitati |
Su tutti i piani hai progetti illimitati, subappaltatori illimitati, esportazioni e archiviazione senza tetto. La prova è di trenta giorni e non chiede la carta di credito, cosa che apprezzo più di quanto sembri: nessun addebito a sorpresa il trentunesimo giorno.
Il primo punto che sorprende è il limite sulle planimetrie digitali. Ventisei euro al mese per dieci planimetrie sembrano ragionevoli finché non ti accorgi che un edificio di quattro piani con architettonico, strutturale, impianti elettrici e impianti meccanici te ne mangia dieci in un pomeriggio. Chi lavora su ristrutturazioni con molte tavole si trova stretto quasi subito, e il piano Basic diventa una prova estesa più che una soluzione.
Il secondo è il salto fra Basic e Starter. Da 26 a 89 euro al mese c'è un fattore tre e mezzo. È il prezzo dell'ingresso in un piano multiutente, e ha una sua logica commerciale, ma se sei un professionista singolo che ha bisogno di un secondo collaboratore quel gradino si sente. Sarò onesto: è il punto su cui ho sentito più mugugni.

Immagine: PlanRadar
Il pezzo che manca, e non è un dettaglio
PlanRadar è austriaco. Fa benissimo quello che fa, e non fa nulla di quello che in Italia ti chiede la burocrazia.
Niente POS, niente PSC, niente fascicolo dell'opera. Niente computo metrico, niente prezzari, niente contabilità dei lavori. Niente fatturazione elettronica e nessun dialogo con lo SdI. Se il tuo problema è documentare il cantiere, sei a posto. Se il tuo problema è anche produrre i documenti che la normativa e la stazione appaltante ti chiedono, ti serve un secondo software, punto.
Il perimetro è quello, e va capito prima di firmare. Il guaio nasce quando un commerciale entusiasta lascia credere il contrario e l'impresa si accorge a settembre che il piano operativo di sicurezza deve ancora farselo da qualche parte.

Immagine: Blumatica
La combinazione che vedo funzionare più spesso è PlanRadar per il campo più un software italiano per gli adempimenti. Blumatica copre bene la parte sicurezza, con revisioni illimitate dei piani e liste di controllo estratte dal PSC in base alle lavorazioni previste; costa 195 euro l'anno in licenza modulare, quindi si somma senza far male. In alternativa, se cerchi qualcosa che copra sia il rapportino sia gli adempimenti in un solo strumento italiano, Mela Works fa il giornale dei lavori, gestisce POS e PSC e parte da un piano gratuito fino a tre cantieri.
Per chi è, e per chi no
È adatto agli studi di direzione lavori. Il rapporto PDF con marca temporale è esattamente quello che serve quando devi verbalizzare uno stato di fatto e non vuoi discussioni. Il flusso di approvazione del piano Pro chiude il cerchio.
È adatto alle imprese medie con un controllo qualità strutturato. Se hai una procedura di verifica e qualcuno che la fa rispettare, PlanRadar la digitalizza senza stravolgerla.
È adatto ai property manager e a chi gestisce patrimoni immobiliari. Segnalazioni, manutenzioni, storico per unità immobiliare: funziona bene anche fuori dal cantiere in senso stretto.
Non è adatto all'impresa artigiana con quattro operai che vuole solo il rapportino giornaliero e le ore. Per quel bisogno lì il canone è sproporzionato, e c'è di meglio a meno. Se è il tuo caso, guarda Fieldwire, che ha un piano gratuito a vita con cinque utenti e tre progetti, oppure di nuovo Mela Works, che è italiano e ti risponde al telefono in italiano.
Non è adatto a chi cerca un gestionale unico. Non esiste, e questo in particolare non ci prova nemmeno.
Se non hai le idee chiare su quale categoria di strumento ti serva davvero, il quiz del comparatore fa qualche domanda e restringe il campo in due minuti, che è meglio di tre demo commerciali.
Come sfruttare i trenta giorni di prova
Un consiglio operativo, che vale più di qualsiasi recensione. Non provare PlanRadar su un progetto finto e non provarlo dall'ufficio.
Prendi il cantiere più scomodo che hai aperto in questo momento, quello con il committente pignolo e il subappaltatore che dimentica le cose. Carica le tavole vere. Metti il tablet in mano al capocantiere, non al tuo geometra più bravo con la tecnologia. E fai una cosa sola per due settimane: tutte le segnalazioni passano da lì, nessuna via WhatsApp.
Alla fine guarda due numeri. Quante segnalazioni sono state chiuse rispetto a quelle aperte, e quante planimetrie hai consumato. Il primo ti dice se lo strumento è entrato nelle abitudini della squadra. Il secondo ti dice su quale piano finirai davvero, che quasi mai è quello che avevi in mente all'inizio.

